
TRA PELLE E OSSA
Mostra di Farzad Amini che esplora la «distanza tra la pelle e le ossa» attraverso pittura e riferimenti teatrali
Per Farzad Amini, l’anima umana abita simbolicamente la distanza tra la pelle e le ossa: non è né fuori né dentro il corpo, ma in un luogo insieme visibile e nascosto, simile a un cielo in cui può muoversi, attraversare l’essere umano e rivelarlo. La sua pittura nasce dall’indagine di questa dimensione invisibile.
Come una risonanza magnetica, attraversa il corpo senza violarlo: l’anima prende forma senza lacerare la pelle, come una voce che parla a labbra chiuse. È un’espressione di ribellione e di amore che non distrugge la vita, ma la custodisce e la rende più intensa.
In questa prospettiva, arte e teatro diventano strumenti di conoscenza, capaci di dare forma a un’esistenza più consapevole. La forza dell’anima si esprime attraverso la vitalità del corpo, della voce e dell’azione scenica. Amini riconosce questa visione nel lavoro di grandi interpreti come Ryszard Cieślak ne Il Principe Costante di Jerzy Grotowski, Iben Nagel Rasmussen ne Le ceneri di Brecht di Eugenio Barba, Carmelo Bene in Otello, Judith Malina nell’Antigone del Living Theatre ed Else Marie Laukvik in Min fars hus di Eugenio Barba. Per lui, tutti incarnano quella stessa immagine: la distanza tra la pelle e le ossa, un luogo che non è né pienamente visibile né completamente nascosto.












