
Latte+
Un bicchiere di latte — bianco, apparentemente innocente — attraversato da una contaminazione invisibile, ma percettibile. Latte+ si configura come un’indagine coreografica nei territori della violenza silenziosa…
Un bicchiere di latte — bianco, apparentemente innocente — attraversato da una contaminazione invisibile, ma percettibile. Latte+ si configura come un’indagine coreografica nei territori della violenza silenziosa: un’allucinazione scenica che non descrive, ma incide; non illustra, ma evoca. Liberamente ispirato all’immaginario disturbante di Arancia meccanica di Stanley Kubrick, lo spettacolo immerge lo spettatore in una spirale di bullismo, emarginazione, identità negate e ansie collettive. Queste tensioni prendono forma attraverso corpi che si fanno linguaggio, materia espressiva capace di dare voce a ciò che rimane taciuto. Come il latte “corretto” dei Drughi, Latte+ altera la percezione: intossica e al tempo stesso risveglia, destabilizza e costringe a confrontarsi con una violenza ormai assimilata, normalizzata, interiorizzata. È un grido bianco. Un riflesso deformato della contemporaneità. Una domanda sospesa che attraversa la platea e non concede risposte immediate: quanta violenza abbiamo assorbito senza rendercene conto?






