
La classe
di Fabiana Iacozzilli La classe è un docupuppets che mescola pupazzi e uomini in scena, un rito collettivo sospeso tra La Classe morta di Tadeusz Kantor e I cannibali di George Tabori. Gli adulti, interpretati da…
di Fabiana Iacozzilli
La classe è un docupuppets che mescola pupazzi e uomini in scena, un rito collettivo sospeso tra La Classe morta di Tadeusz Kantor e I cannibali di George Tabori. Gli adulti, interpretati da pupazzi creati da Fiammetta Mandich, rileggono i ricordi dell’infanzia vissuta nella paura di buscarle, facendo emergere le memorie delle scuole elementari all’istituto “Suore di carità”, in particolare quelle legate a Suor Lidia.
Questi pezzi di legno, animati con gesti calibrati, si muovono senza pathos sui tavolacci che evocano banchi di scuola, tavoli da macello o strumenti di esperimenti lontani nel tempo. Tutto intorno, silenzio: solo il fruscio delle matite, il respiro dei compagni, i passi dei genitori solo disegnati e poi cancellati da lavagne sbiadite.
La sola presenza viva è Suor Lidia, osservatrice implacabile e invisibile ai pupazzi, che segna i confini di un mondo fatto di paura e disciplina. Nel silenzio di questo rito teatrale, emerge il momento in cui la maestra affida a Fabiana la regia di una piccola scena per la recita scolastica, segnando, forse, l’inizio di una vocazione.
La memoria diventa allora teatro: un luogo in cui il passato si mescola al presente, dove corpi di legno e gesti minimi raccontano la formazione della nostra percezione del mondo, tra autorità e curiosità infantile.
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