
Down
Down
di Collettivo Clochart
regia e drammaturgia Michele Comite
coreografie Hillary Anghileri
con Giorgia Benassi, Stefania Favero e Viviana Pacchin
scenografia Gigi Giovanazzi, Anna Ucosich e Rita Casarini
per tutte le età a partire dai 10 anni
La storia narra della paura di una madre di mettere al mondo una figlia con la Sindrome di Down, e del coraggio di una figlia di affrontare le paure a cui la vita la sottopone. Down non è solo una storia di paura e coraggio ma è anche una storia d’amore, fatta di pazienza e di ascolto dove la bellezza giace nelle carezze e nei silenzi. Lo spettatore si troverà dentro le mura di una casa, forse di molte case, dove al suo interno si celano le nostre fragilità e vederle, forse, ci può aiutare a trovare il coraggio di prendersene cura, senza giudizi e rifiuto alcuno. Lo spettacolo nasce da un profondo percorso di ascolto e raccoglie le testimonianze autentiche di madri, padri, fratelli e sorelle. Da questo substrato emotivo prende forma un racconto intenso che indaga la profonda paura di una madre di mettere al mondo una figlia con la Sindrome di Down, intrecciandola al coraggio viscerale di quella stessa figlia, determinata ad affrontare ogni giorno le incertezze, i limiti e le sfide a cui la vita la sottopone. Tuttavia, lo spettacolo non si limita a essere una rappresentazione sul timore e sulla forza di superarlo: è, nel suo senso più autentico, una straordinaria storia d’amore. È un racconto intessuto di pazienza, di sguardi capaci di ascoltare e di una bellezza discreta ma potente, che non necessita di molte parole perché giace custodita nel calore delle carezze e nella profondità dei silenzi condivisi.
Fuso nell'armonia del teatro di figura e della danza contemporanea, l'impianto scenico invita il pubblico a varcare una soglia intima: lo spettatore si troverà proiettato dentro le mura di una casa, una dimensione domestica familiare che racchiude l'eco di molte altre case, uno spazio sicuro in cui si celano le nostre fragilità più segrete e inespresse. Imparare a vederle, a riconoscerle e a rispecchiarsi in esse può trasformarsi nella chiave per trovare il coraggio di accoglierle e di prendersene cura, spogliandosi finalmente di ogni forma di giudizio, pregiudizio e rifiuto.

